Valori limite dell’acqua potabile

bere acqua

E’ abitudini di molte famiglie consumare l’acqua dal rubinetto, oltre che per i tradizionali usi domestici, cottura dei cibi, lavaggio stoviglie, e per la detersione personale, lavarsi i denti, fare la doccia, …, anche a tavola in sostituzione dell’ingombrante ed inquinante acqua in bottiglia.

Specie in un momento di crisi, pure il costo dell’acqua è uno dei tanti che viene tagliato, in virtù anche del fatto che l’acqua dell’acquedotto è comunque dichiarata potabile a norma di legge.

Questo è vero in parte, nel senso che per essere potabile deve stare entro certi valori limite  regolati dal decreto legislativo del 2 febbraio 2001, n. 31 che recepisce la direttiva europea 98/83/CE. Effettivamente, l’acqua potabile italiana rispetta il D.lgs n. 31 che però non ricalca le prescrizioni dettate dalle UE: l’Italia non solo ha emanato un decreto in ritardo di 3 anni rispetto alla direttiva comunitaria con la promessa di adeguamento nei due anni successivi,  ma è dal 2005 che chiede deroghe per permettere l’erogazione di acqua con dei contenuti di Arsenico superiori di ben 5 volte rispetto a quelli fissati dalla direttiva. Questa infatti dichiara tollerabile una concentrazione di Arsenico pari a 10 microgrammi per litro, mentre l’Italia si attesta su valori di 50 migrogrammi per litro.

L’arsenico è presente nel sottosuolo ed è particolarmente abbondante nelle zone vulcaniche come il Lazio, la Toscana e la Campania. La sua diffusione è dovuta anche agli scarichi industriali di cementifici, fonderie, inceneritori, nonchè all’uso di pesticidi.

L’arsenico è una sostanza tossica responsabile di alcune forme tumorali della vescica, della pelle e del polmone.

Ma attenzione, non è solo l’arsenico a destare perplessità: anche i nitrati presenti nell’acqua potabile, non devono superare il valore limite di 50 microgrammi per litro. I nitrati sono nocivi in special modo per i bambini ai quali possono causare la cianosi.

Nel caso dell’arsenico si può intervenire con sistemi di precipitazione, processi a membrana, a scambio ionico, di assorbimento o la rimozione biologica. Tale processo deve essere messo in atto dal gestore dell’acqua e non dal singolo utente.

Privatamente invece è possibile mantenere in buono stato il serbatoio condominiale per evitare che vi si annidino colonie di batteri. Infatti il gestore è responsabile fino al contatore. Chi crede che il depuratore possa essere una valida soluzione, sappia che le sostanze utilizzate per addolcire l’acqua corrodono le tubazioni e annientano la protezione naturale offerta dal calcare. Quindi anche in questo caso è indispensabile una manutenzione sistematica.

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