Obesità, gli interventi per ridurre il peso

Quello dell’obesità è un problema sempre più diffuso, contro il quale molte persone si ritrovano a dover combattere. Fortunatamente, quando le diete non sembrano dare i risultati sperati, si può ricorrere alla chirurgia estetica, che aiuta a dimagrire rapidamente attraverso un intervento per ridurre il peso.

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Chiariamo un punto importante. Obesità non è sinonimo di sovrappeso. In entrambi i casi si tratta di un aumento di peso, più o meno rilevante, ma l’obesità è un problema più serio, dal quale non sempre si riesce a tornare indietro con la sola forza di volontà.

La diagnosi per l’obesità viene effettuata attraverso il calcolo del BMI, Indice di Massa Corporea. Questo valore si ottiene dividendo il peso per l’altezza. Nel caso delle persone obese, il valore ottenuto non è inferiore a 30.

L’obesità non rappresenta solo un disagio estetico, ma anche un problema che può avere importanti ripercussioni sulla salute dell’organismo. L’adipe in eccesso, infatti, una volta superato il limite previsto per il sovrappeso, mette in atto una serie di disturbi e condizioni.

Le principali conseguenze legate all’obesità includono soprattutto problemi e malattie a carico di diversi apparati e organi del corpo.

Ai primi posti troviamo principalmente le ripercussioni sull’apparato cardiovascolare, da disturbi più lievi, ma non per questo trascurabili, come l’ipertensione e l’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue, fino ad arrivare a malattie e condizioni molto gravi, che possono portare alla morte, come ictus, infarto e trombosi.

L’obesità, ma anche il sovrappeso, inoltre, conducono in molti casi ad alterazioni del livello degli ormoni nell’organismo. È così che aumenta il rischio che possa insorgere il diabete mellito, ma anche serie disfunzioni ormonali dell’apparato riproduttore femminile, che quasi sempre portano all’infertilità.

È anche noto che il peso in eccesso, soprattutto così importante come nell’obesità, va a sovraccaricare le articolazioni, soprattutto degli arti inferiori, che sono chiamati a sostenere un peso decisamente maggiore rispetto alle proprie possibilità.

Inoltre, non bisogna trascurare anche le ripercussioni che l’obesità può indurre sulla vita emotiva e psicologica delle persone. Si tratta di un problema fortemente limitante, che nel corso del tempo rende sempre più difficili delle azioni semplici, come il fatto stesso di camminare o spostarsi anche all’interno della propria casa.

Sono molte, infatti, le persone con un’obesità talmente avanzata da impedire qualsiasi movimento, costringendole a restare tutto il giorno in un letto.

Tutto questo non può che influire negativamente sull’umore, conducendo inevitabilmente alla depressione.

Le campagne di prevenzione promosse negli ultimi anni hanno contribuito a garantire una maggiore consapevolezza nelle persone, obese e non, puntando soprattutto su una scelta alimentare adatta e ad uno stile di vita sano.
In alcuni casi, però, tutto questo non basta.

È proprio qui che interviene la chirurgia dell’obesità o bariatrica.

Per potervi accedere, è necessario comunque possedere dei requisiti fondamentali per ridurre al minimo i rischi legati all’anestesia e all’intervento stesso. Il BMI non deve superare il valore di 40, per cui in caso contrario il paziente dovrà prima ricorrere a metodi di dimagrimento alternativi, per poi sottoporsi all’intervento una volta raggiunto l’obiettivo.

Inoltre è indispensabile che il paziente sia consapevole di quello a cui va incontro. La chirurgia rappresenta una grande opportuna per perdere peso in fretta, ma solo se si accetta di seguire le indicazioni post-operatorie del proprio medico. L’intervento in sé, non è in grado di risolvere il problema, senza la volontà del paziente.

Tra i metodi previsti per la chirurgia bariatrica, rientrano due tipologie di intervento per perdere peso: la chirurgia gastrorestrittiva e la chirurgia malassorbitiva.

La chirurgia gastrorestrittiva punta soprattutto a limitare il volume dello stomaco, che di conseguenza diventa meno capiente. Il capostipite di questa categoria è il bendaggio gastrico, che prevede l’applicazione di un anello gonfiabile in silicone nella parte alta dello stomaco, che è a tutti gli effetti quella destinata a ricevere il cibo ingerito.

Un altro tipo di intervento gastrorestrittivo è la più moderna gastroplastica verticale, che prevede la creazione di una nuova tasca ricavata dallo stomaco, ricostruendo un nuovo orifizio gastoesofageo.

Per via della minima capienza dello stomaco, il paziente potrà sentirsi sazio già dopo pochi bocconi di cibo.

Gli interventi malassorbitivi, invece, vanno ad agire proprio sulle complesse dinamiche della digestione. Uno dei principali interventi di questo tipo è quello che consente di deviare il tragitto del cibo dallo stomaco all’intestino crasso, escludendo completamente l’intestino tenute, che è quello deputato proprio all’assorbimento nel sangue delle sostanze presenti negli alimenti.

A metà strada tra chirurgia gastrorestrittiva e malassorbitiva si trova invece l’intervento di bypass gastrico, che consente di separare una piccola porzione di stomaco, collegandola direttamente al digiuno, il secondo tratto dell’intestino tenue, per cui il cibo “salta” contemporaneamente gran parte dello stomaco e la porzione iniziale dell’intestino tenue.

Una tecnica più moderna e meno invasiva è invece quella del Pallone Intragastrico. Un palloncino in materiale sterile viene inserito all’interno dello stomaco, per essere quindi riempito con della soluzione fisiologica. In questo modo, il paziente si sentirà costantemente sazio, per cui dovrebbe avvertire meno il senso della fame, consentendogli di consumare, per via della capienza limitata dello stomaco, solo piccoli pasti.
Dopo pochi mesi, il palloncino viene rimosso e il paziente dovrebbe riuscire a seguire uno stile alimentare più sano.
Per maggiori informazioni riguardo le tecniche previste per gli interventi per ridurre il peso ed il decorso post-operatorio, consultate la pagina dedicata.

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