Mal di testa nei bambini: quando preoccuparsi

bambino con mal di testa
Erroneamente si crede che il mal di test sia una patologia che colpisce solo gli adulti. Non c’è niente di più sbagliato in questa credenza poichè l’emicrania può comparire già dai primi mesi di vita, soprattutto se ci sono casi di ereditarietà.

Per risolvere il problema è fondamentale riconoscerne i sintomi. Il genitore spesso è portato a catalogare come “capricci” tutte le manifestazioni di pianto che il piccolo manifesta in determinate circostanze. In realtà un pianto frequente e spesso inspiegabile, potrebbe essere l’esternazione di un malessere.

Specie quando l’emicrania si presenta nei bambini tra i 18 e 24 mesi, il mal di testa si accompagna a stai di irritabilità, nervosismo, agitazione e cattivo umore. Il genitore in quel caso dovrà fare molta attenzione alla frequenza con cui si manifestano queste crisi di pianto e cercare di capire se dipendono da un fattore esterno scatenante, come un rifiuto, una brontolata, un divieto, o se invece sono indipendenti da questo.

Nel secondo caso è utile approfondire il problema parlandone con il pediatra, visto che per i bambini, ancora di più quando non parlano, è difficile descrivere lo stato di malessere in cui si trovano.
Nei casi di emicrania infantile, oltre ad isterismi e pianti frequenti, si possono manifestare anche dolori agli arti, meglio noti come dolori di crescita, vomito, vertigini, mal di pancia e torcicollo.
Nei bambini non più in età infantile accanto al mal di testa compare anche il fastidio per il rumore, la luce e gli odori.

Da un punto di vista della terapia è fondamentale che nessun genitori si improvvisi medico somministrando di propria iniziativa farmaci al piccolo; solo il pediatra sarà in grado di decidere se è il caso o meno di prescrivere antidolorifici. In generale se i disturbi sono lievi si tenderà a tollerare il problema aspettando che passi, diversamente potranno essere prescritti farmaci che agiscono sui sintomi, come ad esempio il paracetamolo.

Anche fare analisi specifiche ed esami aggiuntivi per andare alla radice del problema, se non suggerito dal pediatra, può essere da una parte inutile e dall’altra controproducente da un punto di vista psicologico del bambino che può coltivare l’idea di essere malato.

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