Artrite reumatoide sintomi e cure: la fine di un calvario

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Vediamo in questo post l’artrite reumatoide, i sintomi e le cure di questa malattia. Con 21 milioni di persone colpite in tutto il mondo di cui 3 milioni in Europa e 400.000 in Italia, l’artrite reumatoide è il reumatismo infiammatorio più diffuso. I trattamenti innovativi costituiscono una rivoluzione dal punto di vista della terapia. Non si accontentano di trattare i sintomi ma fermano la malattia, pericolosa perchè finisce col distruggere cartilagini e ossa.

I reumatismi infiammatori sono dovuti ad un’infiammazione dell’articolazione. Accompagnata da un vasto repertorio di sintomi (dolore, febbre, tumefazione), si tratta dell’infiammazione della membrana sinoviale che ricopre la parte interna delle articolazioni. Malattia del giovane adulto, fortemente invalidante, la poliartrite reumatoide è quattro volte più frequente nelle donne. Delle oltre 400.000 persone colpite in Italia da questa patologia, infatti, la stragrande maggioranza – circa 300.000 – sono donne. E il 75% circa dei 10.000 nuovi casi che si registrano ogni anno nel nostro paese sono appannaggio del mondo femminile, soprattutto a partire dai 25 anni, anche se questa malattia non risparmia i bambini. Per questto l’ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici) ha scelto come testimonial della sua campagna informativa nazionale la star americana Kathrine Kelly Long (la bionda Brooke di Beautiful).

UNA MALATTIA CHE COLPISCE SOPRATTUTTO GLI ARTI

Vediamo dell’artrite reumatoide i sintomi e dopo le cure. All’inizio si osservano poche deformazioni , le radiografie appaiono normali. Ma nel tempo la poliartrite reumatoide guadagna terreno sulla membrana sinoviale e le sue cellule proliferano con una secrezione anormale del liquido sinoviale. La membrana si ispessisce. Se non si interviene, le articolazioni coinvolte saranno distrutte, come pure le cartilagini e le ossa vicine. Questo danno irreversibile conduce ad una grave invalidità. Se è vero che la vita non è messa a rischio, è altrettanto vero che gli accessi infiammatori che possono verificarsi nel corso di un ventennio – con dei periodi di sosta – sono dolorosi e deteriorano sempre più l’articolazione. In greco “poli” significa multiplo. La malattia tocca infatti più articolazioni: dita, gomiti, polsi, ginocchia e piedi. I dolori iniziano di notte e continuano al mattino, con gonfiore e rigidità delle articolazioni. Alcune volte compaiono anche una leggera febbre e un po’ di stanchezza. Le lesioni evolutive di ossa e cartilagini provocano dolore dopo ogni attività fisica. La malattia può essere diagnosticata con un esame del sangue e delle radiografie. Dei test poi confermano spesso la presenza del “fattore reumatoide”, una proteina che è un autoanticorpo prodotto al momento della malattia, e/o di un altro autoanticorpo dal nome bizarro: la “anticitrullina”.

UNA DIAGNOSI NON FACILE

Oltre che dei sintomi e delle cure vediamo la diagnosi dell’artrite reumatoide. La diagnosi di artrite reumatoide è particolarmente complessa. I test come la VES o la proteina C reattiva riescono a mettere in evidenza solo se esiste un’infiammazione ma non se questa è dovuta ad artrite reumatoide. Il test del fattore reumatoide non è probante perchè non solo c’è un 30% di malati che non è positivo al test ma c’è anche un 5% di persone sane (ma la percentuale sale fino al 10-20% nelle persone con oltre 65 anni di età) che è positivo. Le indagini radiologiche sono di scarsa utilità nella prima fase della malattia perchè si dovrebbe fare la diagnosi prima che compaiono le lesioni ossee osservabili alla radiografia. Per una corretta diagnosi di artrite reumatoide, devono essere presenti almeno 4 di questi 7 elementi (secondo l’American College of Rheumatology):

  1. rigidità mattutina che si protrae almeno per un’ora
  2. infiammazione/dolore di tre o più aree articolari (falangi prossimali, metacarpo, polso, gomito, ginocchio, anca e metatarso-falange destre o sinistre)
  3. infiammazione/dolore delle articolazioni della mano
  4. impegno simmetrico delle articolazioni colpite (cioè vengono colpiti entrambi i polsi, entrambe le ginocchia, ecc.)
  5. presenza di noduli reumatoidi sottocutanei , generalmente nelle aree vicine alle articolazioni
  6. presenza di livelli serici elevati di fattore reumatoide
  7. segni di erosione delle articolazioni della mano o del polso visibili alla radiografia

LA PREDISPOSIZIONE GENETICA

Esiste una predisposizione genetica, tanto che sono stati isolati quei fattori che provocherebbero la malattia. Le proteine “responsabili” sono poste sulla superficie dei globuli bianchi, le nostre cellule di difesa. Le cellule in eccesso vanno ad intaccare la cartilagine, anziche proteggerla. E’ come se i nostri stessi difensori si rivoltassero contro gli organi che sono chiamati a difendere, nel caso specifico il tessuto sinoviale. Perciò la malattia è autoimmune. Questo significa anche che la poliartrite reumatoide non è una malattia infettiva nè contagiosa o tanto meno virale.

FERMARE LA MALATTIA IL PRIMA POSSIBILE

Bisogna cercare di prevenire questo difetto di funzionamento del sistema sin dai primi segnali di allerta, come pure tenere d’occhio il comportamento dei globuli bianchi. La malattia dura per tutta la vita. Il medico, allora, tiene conto di tutti i trattamenti eseguiti in passato e di quelli futuri, prevedendo una strategia a lungo termine. L’obiettivo è triplice: alleviare il dolore, diminuire l’infiammazione e fermarne l’evoluzione. La vasta gamma degli attuali antidolorifici è efficace. Gli antiinfiammatori chiamati non steroidei (perchè non contengono cortisone), quelli che contengono derivati della morfina, o ancora quelli con paracetamolo costituiscono i trattamenti di base, associati a dei gastroprotettori per proteggere la mucosa dello stomaco. Questa è una prima visione di quella che può essere dell’artrite reumatoide una delle cure, individuati i sintomi.

LOTTARE CONTRO IL MECCANISMO STESSO DELL’AFFEZIONE

In associazione ai trattamenti classici che rallentano la malattia (fondati soprattutto su immunosoppressori) e che attenuano i sintomi dell’artrite reumatoide, una nuova classe di medicinali degli anti TNF-alfa, offre – già da una decina d’anni – buoni risultati. Vengono impiegati contro le poliatriti reumatoidi più gravi. In questo caso si lotta contro il meccanismo stesso della malattia, il suo fattore chiave, il TNF (Tumor Necrosis Factor, Fattore di Necrosi Tumorale), una proteina che nell’organismo sano attiva le normali riposte infiammatorie, mentre in quello malato, essendo prodotto in eccesso, scatena quell’infiammazione abnorme che caratterizza questa patologia. Prodotto in modo naturale dall’organismo durante l’infiammazione, il TNF-alfa svolge funzioni legate alle difese antinfettive e antitumorali. Ma nel caso dei reumatismi infiammatori la sostanza, secreta in eccesso, diventa nociva e porta alla distruzione della cartilagine. L’anti TNF-alfa ne blocca rapidamente l’azione. Questi cosiddetti farmaci “biologici”, se impiegati dopo una diagnosi precoce (entro 12 settimane dalla comparsa dei primi sintomi) e se somministrati subito. (la terapia deve essere avviata entro 16 settimane e non oltre i sei mesi dall’esordio della malattia), possono, nella stragrande maggioranza dei casi, portare ad una remissione della malattia, con scomparsa del dolore e riduzione del danno, a vantaggio di una migliore qualità della vita. Non solo, ma gli anti TNF-alfa sono altrettanto efficaci contro altre malattie reumatiche infiammatorie, quali la spondite anchilosante e l’artrite psoriasica. Gli anti-TNF si somministrano per via sottocutanea o per fleboclisi e naturalmente solo su prescrizione dello specialista reumatologo. Hanno un unico inconveniente: abbassano le difese immunitarie e bisogna pertanto stare attenti ad ogni possibile rischio d’infezione.

Ma purtroppo anche gli anti-TNF non sempre funzionano. In questa modesta percentuale di casi refrattari alla cura, il malato continua a soffrire di rigidità muscolare mattutina, dolori e stanchezza. La qualità della vita è mediocre, l’attività professionale ridotta. In questi casi si possono utilizzare con successo altri farmaci biologici che hanno come bersaglio i linfociti B (globuli bianchi) anzichè il TNF-alfa. Anche essi infatti partecipano alla distruzione articolare. Rimane comunque una quota di pazienti che non rispondono a questo tipo di terapie, per cui sono in corso studi di farmacogenetica e farmagenomica per capire se si riesce ad identificare i motivi. Diagnosi precoce dell’artrite reumatoide e terapia di base mettono la guarigione, e non solo l’alleviamento, al primo posto tra gli obiettivi da portare avanti. L’artrite reumatoide non è più una fatalità.

POCHI I CENTRI SPECIALIZZATI

Per finire il discorso sull’artrite reumatoide i sintomi e le cure sottolineeremo che in Italia purtroppo ci sono solo 300 centri specializzati dedicati a questa malattia, praticamente uno ogni 1.300 pazienti circa. I farmaci biologici per l’artrite reumatoide quindi non sono reperibili su tutto il territorio e questo a grave danno dei malati. Chi non può seguire la terapia giusta rischia di peggiorare e soprattutto perde la speranza di guarire. Come ha affermato tempo fa Giovanna Farinelli, responsabile ANMAR del “Gruppo Artrite Reumatoide”, occorre “che le Regioni concedano la possibilità di ritirare le cure biologiche prescritte e monitorate sempre dagli specialisti dei centri di riferimento, anche nelle ASL di zona”. E’ importante anche dettare delle linee guida precise per fissare un’indicazione uniforme per i trattamenti, creare un registro regionale ed effettuare la stima esatta del numero di malati. Un argomento particolarmente spinoso, sollevato di recente dall’AMRER (Associazione dei malati reumatici dell’Emilia Romagna). L’obiettivo è quello di avvicinare il prima possibile il malato al medico e agli esami giusti per effettuare una diagnosi precoce, ma anche permettergli di arrivare presto alla cura adeguata, sfruttando al meglio le risorse offerte dalla sanità pubblica. Dell’artrite reumatoide abbiamo visto allora i sintomi e le cure.

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